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L’accessibilità non è solo una legge…
By Francesca Fusco
23 giugno 2008

  L’accessibilità non è solo una legge…
Program Accessibilità nel mondo. L’attività del W3C e le WCAG
Program La situazione in Italia

… ma prenderò spunto proprio da una legge per le considerazioni che farò in questo articolo poiché è proprio grazie ad esse che in Italia si è iniziato a diffondere il concetto di accessibilità.

La norma in questione è  “Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici" del 9 gennaio 2004 , sicuramente più conosciuta come Legge Stanca. Il suo primo punto definisce “«accessibilità»: la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”. (link alla legge)

Analizziamo questa definizione.
Nella parte che recita “… anche da parte di coloro che a causa di disabilità …” sono in realtà compresi tutti. Io cambierei il termine “anche” con “non solo”.  

Senza considerare le disabilità temporanee che potrebbero interessare chiunque (siamo in trasferta e abbiamo dimenticato o smarrito gli occhiali da vista, la gita sulla neve si è conclusa male per il nostro polso o la nostra spalla destra e con la sinistra non riusciamo proprio ad usare il mouse). Una informazione “accessibile” può essere consultata da chiunque, in qualsiasi condizione e con qualsiasi tecnologia disponibile.

“Con qualsiasi tecnologia disponibile…”. Leggendo questa parte dell’articolo della legge non posso fare a meno di pensare alla sempre maggiore diffusione dei dispositivi mobili. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo la diffusione dei dispositivi portatili è molto più alta della diffusione dei personal computer (vedi l’articolo Metà mondo col cellulare).

Per parlare di qualcosa più vicino a noi, sarebbe utile poter consultare un sito che ci informi sulla situazione del traffico quando siamo già fuori casa e il solo device che abbiamo a disposizione è il cellulare; oppure quando siamo in vacanza (in Italia o in qualsiasi parte del mondo) poter consultare il sito che ci informa, ad esempio, sui mezzi pubblici per raggiungere un luogo magari nella nostra lingua se non conosciamo affatto la lingua del paese in cui siamo e mastichiamo poco l’inglese (e ho dato per scontato che il sito sia almeno tradotto in inglese, cosa che non sempre avviene).

Estenderei il concetto di accessibilità a tutti i sistemi tecnologici, non solo quelli informatici.

A quanti di noi è capitato di “navigare” spaesati nei menù automatici dei servizi telefonici di assistenza ai clienti di operatori vari? La tecnologia è matura. Le ARS (Authomatic Speech Research) sono in grado di riconoscere e sintetizzare la voce umana e interpretare il comando impartito. Utilizzate all’interno di un help desk potrebbero filtrare le richieste degli utenti indirizzandoli al servizio che desiderano. E tutto in pochi secondi. La tecnologia sarebbe davvero al servizio dell’utente! Quelli di noi che hanno usufruito del servizio di ricerca di indirizzi e numeri telefonici della Telecom hanno già avuto a che fare con questa tecnologia.

La stessa tecnologia ARS utilizzata all’interno di siti Web ci permetterebbe di accedere alle informazioni del sito stesso da un dispositivo portatile in modo molto più facile e veloce rispetto all’utilizzo della mini-tastiera che i mobile device mettono a disposizione. Le informazioni sarebbero inoltre fruibili anche quando abbiamo le mani utilizzate in altre attività come ad esempio quando siamo alla guida dell’automobile. Per approfondimenti sulle applicazioni vocali e multimodali si possono leggere i seguenti articoli di Fabrizio Gramuglio: Applicazioni vocali, Applicazioni multimodali.

Il comando vocale deve essere sintetizzato prima e interpretato poi. Un testo scritto va solo interpretato. Quindi si può avere un risponditore automatico che si occupi di inviare risposte a domande inviate tramite un modulo, utilizzato per esempio dai Carabinieri con l'Operatore Virtuale una alternativa alle F.A.Q., non sempre semplici da navigare.

Riepilogando, grazie all’accessibilità:

  1. potremmo usare dispositivi largamente diffusi ma non ancora utilizzati per la navigazione quindi non si dovrebbe più essere legati al possesso di un computer per reperire informazioni dal Web.
  2. potremmo accedere alle informazioni in luoghi differenti, con tecnologie differenti anche in condizioni che limitano anche temporaneamente la nostra mobilità.
  3. ultimo, ma non per importanza, si dimostrerebbe sensibilità nei riguardi delle persone che “a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”.



Accessibilità nel mondo. L’attività del W3C e le WCAG top
Nei primi anni della sua diffusione il Web è cresciuto molto velocemente e senza regole di qualità per il layout delle informazioni rese disponibili dalla rete.

Nel 1995 il consorzio W3C ha iniziato a porsi il problema della qualità del Web e dell’accessibilità delle informazioni attraverso un progetto chiamato WAI (Web Accessibility Iniziative) .

Il W3C ha uffici in tutto il mondo e può contare sulla collaborazione di esperti internazionali. Nel 2002 ha rilasciato le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines). Le WCAG sono linee guida composte dalle Recomendation, considerate stabili dagli esperti che lavorano al progetto. Le WCAG sono ora alla versione 1.0 ma si aspetta entro la fine dell’anno la pubblicazione delle WCAG 2.0. La nuova versione delle WCAG esamina molto accuratamente gli aspetti dell’accessibilità che riguardano i dispositivi mobili. Si può seguire lo stato dei lavori sulle WCAG 2.0. mentre il capitolo 20 del libro di Michele Diodati fornisce una panoramica delle differenze di approccio tra le WCAG 1.0 e le WCAG 2.0.

Pur non essendo il W3C un organismo istituzionale, le  WCAG vengono prese come principi di partenza dai governi di tutto il mondo per redigere le proprie leggi sull’accessibilità nazionali.

Il W3C ha rilasciato dei punti di controllo (checkpoint) che descrivono come applicare le linee guida del WCAG a particolari aspetti delle pagine Web.

Presso Aib è disponibile la traduzione in italiano delle “linee guida” e dei relativi punti di controllo.

Nelle WCAG 1.0 si individuano 3 livelli di priorità. Non tutti i checkpoint hanno la stessa importanza: alcuni problemi devono essere risolti perché i contenuti siano accessibili a tutti; altri facilitano o migliorano l'utilizzo della pagina da parte di alcune categorie di utenti. 
Per rendere pienamente accessibili le pagine Web sulla base delle WCAG 1.0, si richiede di soddisfare ad uno ad uno tutti i checkpoint pertinenti ai contenuti delle proprie pagine Web. Un'utile tabella riassuntiva di tutti i punti di controllo presenti nelle WCAG 1.0 e raggruppati per priorità è stata tradotta in italiano da Roberto Scano.

Il sito che soddisfa per una stessa pagina:
  • tutti i requisiti di accessibilità di priorità 1 può esporre il logo di conformità WAI Level A
  • tutti i requisiti di priorità 1 e priorità 2 può esporre il logo WAI Double-A
  • i requisiti di tutte e tre le priorità, può esporre il logo WAI Level Triple-A, che simboleggia il raggiungimento del massimo livello di accessibilità definito dalle WCAG 1.0.



L’esposizione di questi bollini è affidata per ora esclusivamente all'onestà e alla consapevolezza degli sviluppatori: non esiste infatti un organo di controllo, del W3C o di altri enti, che verifichi la corrispondenza tra i bollini esposti e l'effettivo grado di accessibilità delle pagine su cui compaiono.

La priorità dei checkpoint è trattata in modo differente nelle WCAG 2.0. Tutti i punti di controllo sono importanti allo stesso modo. Il livello di attenzione per ogni singolo checkpoint determinerà il livello di accessibilità del sito.

Potete trovare altre informazioni riguardanti l’accessibilità nelle Faq del sito del W3C (in taliano).



La situazione in Italia top


I primi passi

  • Marzo del 2001:    una circolare firmata dal ministro Bassanini mette l’accento sui requisiti di usabilità ed accessibilità per i siti delle Pubbliche Amministrazioni indicando tra i riferimenti primari le linee guida del W3C

  • Settembre 2001:     a seguito del documento di cui sopra, l’Aipa  ha prodotto una circolare per chiarire gli strumenti a disposizione ed i metodi da utilizzare per migliorare l’accessibilità Web

  • 9 gennaio 2004:    dopo ben 3 anni si approda all’approvazione della Legge Stanca (9 gennaio 2004). La Legge Stanca definisce 22 requisiti a cui i siti italiani devono conformarsi perché siano ritenuti accessibili

  • 1 marzo 2005:    il Decreto del Presidente della Repubblica stabilisce il Regolamento di attuazione della legge 9 gennaio 2004, per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici

  • 8 luglio 2005:    un Decreto Ministeriale stabilisce che il CNIPA è l’organo autorizzato al rilascio del bollino e descrive le modalità di richiesta dell’attestazione di accessibilità da parte degli enti pubblici e da parte dei privati


Il CNIPA è l’ente che si occupa di riconoscere l’accessibilità di un sito. Il bollino rilasciato in Italia è diverso da quello indicato dal W3C ed è riportato nella figura che segue


L’iter per la richiesta del rilascio del bollino è differente se a richiederlo è una P.A. o un Ente Privato.

Per le P.A. l’iter è il seguente:
1.    L’ente che vuole richiede il bollino esegue la verifica tecnica
2.    in seguito a verifica positiva l’ente effettua la registrazione al sito del CNIPA.
3.    l’ente richiede il bollino per l’accessibilità compilando un modulo dove inserire il link del sito, la relazione di verifica tecnica ed il referente per l’accessibilità.
4.    Uno dei validatori tra quelli riconosciuti dal CNIPA  accerta l’accessibilità del sito
5.    il CNIPA rilascia un pin con il quale l’ente richiedente può apporre il bollino e il link che porterà alla pagina contente i dettagli tecnici del riconoscimento dell’accessibilità per quel sito.



Si può scaricare il modello di segnalazione per le PA ed avere maggiori informazioni nella pagina di guida "Gestione del logo di accessibilità". E’ disponibile  l’elenco dei siti che hanno già ottenuto il logo. Interessante anche l’elenco dei Valutatori autorizzati.

Per i privati che vogliono invece ottenere la certificazione ed esibire così sul proprio sito il bollino blu, dovranno fare ricorso ad uno dei Valutatori autorizzati. Il Valutatore rilascerà un attestato valido per 12 mesi e rinnovabile. Costi e modalità dovranno essere fissati dal Cnipa.



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